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Le donne in Italia:spezzare le catene dell’ingiustizia di genere

La situazione sociale delle donne in Italia nel 21° secolo richiede un grido di attenzione e un impegno costante se si vogliono abbattere le barriere, è nel contesto dell’ingiustizia di genere. Nonostante alcuni progressi, le donne italiane devono ancora affrontare sfide che vanno oltre la semplice narrazione dell’uguaglianza e richiedono un cambiamento culturale e sociale. Ci ritroviamo costantemente progressi latenti e risultati superficiali: sì, molte donne italiane hanno raggiunto obiettivi importanti, sfidato gli stereotipi e scalato le vette di settori precedentemente dominati dagli uomini. Tuttavia, non possiamo permetterci di accontentarci di vittorie isolate mentre persistono ingiustizie fondamentali. La disuguaglianza salariale, la violenza di genere e la mancanza di rappresentanza al potere sono sfide che gridano vendetta contro un sistema che ancora lo perpetua. La disuguaglianza salariale è giunta al momento di definirla e combatterla come discriminazione salariale. Le donne in Italia dovrebbero essere pagate equamente per la loro dedizione e talento. Non si possono più accettare scuse o ragioni superate, come la conquista dell’istruzione superiore, maggior rappresentanza politica, maggior dibattiti e attivismo sulla sensibilizzazione dell’argomento, piani economici atti all’imprenditoria femminile (sempre scarsi e difficili ad accedervi per mancanza di fondi dedicati), ecc. Sono condizioni ormai superate e non allori sui i quali il sistema si adagia da decenni giustificando che sono grandi mete raggiunte le quali anche esse hanno richiesto dure lotte e perseveranza di donne passate. La parità retributiva è il fondamento di una società giusta e prospera, ed è tempo di liberarsi delle catene che la imprigionano. Poi ci sono i crimini di genere perpetrati a danno delle donne che non possono più essere ignorati. Dobbiamo rialzarci, sfidare e spezzare le catene della paura e dell’impotenza. L’educazione, la sensibilizzazione e la punizione degli autori di questi atti sono cruciali per tutelare ogni donna e per costruire una società sicura che non sia solo un miraggio. Ormai ogni anno ci siamo ridotti alla conta della mattanza delle donne e sembra che poi rimane solo quel numero in più di vittima e non una vita stroncata da una società malata. Purtroppo sono tanti i punti a sfavore della condizione sociale della donna, non possiamo non aggiungere all’ordine del giorno la conciliazione lavoro-famiglia: essa non è solo una questione femminile, ma una sfida per la società nel suo insieme. Le donne non devono più tormentarsi sulla scelta tra carriera e famiglia. Basterebbe organizzarsi con strutture aziendali flessibili, congedi parentali adeguati e la convinzione che il contributo di ogni individuo sia apprezzato, indipendentemente dal genere. C’è bisogno della rivoluzione dell’uguaglianza: è tempo di una riforma dell’uguaglianza di genere in Italia. Non si può più di un sistema che relega la donna a uno status inferiore. Servono azioni concrete, un cambiamento culturale radicale che rompa le catene dell’ingiustizia di genere e liberi ogni donna dal peso di aspettative ormai superate. La situazione richiede non solo dialogo, non solo chiacchiere e paladini e paladine della giustizia, ma un cambiamento reale. Abbiamo la responsabilità di costruire un futuro in cui le donne siano libere dalla discriminazione e dalla violenza, un futuro in cui l’uguaglianza di genere sia lo stato di diritto, non le eccezioni. È tempo di alzarsi, combattere e costruire uno Stato che rifiuti le catene dell’ingiustizia e abbracci una condizione etica e sociale della donna, dobbiamo pretendere una società moralmente e eticamente costituita sulla giustizia di genere.

di Silvia Piccolo