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Dragologo

si precipita giù per le «Mamma! Sta arrivando, il nonno sta arrivando!»
Il giovane Eamonscale per accogliere il nonno alla porta. È tutta la mattina che lo aspetta davanti alla finestra della sua cameretta.
Ed ecco finalmente spuntare, fra la polvere che solleva dalla strada sterrata, quella strana macchina su cui il nonno viaggia. A metà fra una carrozzella a due posti e una locomotiva fumante, avanza, no, non è esatto, arranca fra rumori di ferraglia e sbuffi di vapore, lungo la tortuosa strada che porta alla casa di Eamon attraverso i campi di girasole. Il giovane non ha mai osato chiedere al nonno con cosa alimentasse la sua macchina, ma già da lontano si sente il profumo di caramello salato che quell’aggeggio sferragliante sbuffa da ogni dove.
«È Arrivato, mamma! È arrivato!»
«Lo vedo, tranquillo figlio mio, lo vedo e come si potrebbe non vederlo quel pazzo di tuo nonno».
La mamma di Eamon, nonché nuora di Caelum, è comparsa sulla soglia. Certo, non è entusiasta di questa visita come il figlio, ma è grata al suocero che, come ogni anno, passa a prendere Eamon per le vacanze estive. Lei deve raccogliere i semi di girasole, preparare le confetture e la salsa di mele per tutto il villaggio e non avrebbe tempo di badare a suo figlio. Ora poi, che è rimasta vedova e deve portare avanti la fattoria da sola, le sarebbe davvero impossibile.
Con una azzardata manovra di inversione a U, Caelum ferma la sua ‘auto’ proprio davanti al nipote e, con inaspettata agilità per la sua età, salta fuori dalla nube di polvere che ha sollevato ed abbraccia il nipote alzandolo da terra. Aemon ride pazzo di gioia!
«Eccolo qui il mio piccolo guerriero! Pronto per una nuova avventura?»
La nuora interviene subito: «Caelum, lieta di vederti ancora in salute. Tu sai quanto ti sia grata per le attenzioni che presti a mio figlio, ma ti prego non riempirgli la testa delle solite sciocchezze!»
«Abbracciami anche tu, Elowen carissima!»
«Dopo che sarai entrato in casa e ti sarai tolto di dosso…tutti questi aggeggi infernali» replica la nuora guardando scettica lo stravagante, a dir poco, abbigliamento del suocero.
«Oh, è solo l’attrezzatura base di un dragologo che si rispetti! Un casco dotato di cornetti acustici che permettono di udire suoni a grande distanza, per prevenire attacchi improvvisi, un corno di drago che emette un ruggito terribile, per incutere timore ai predatori, e l’importantissimo rilevatore, che si riscalda se sei vicino a un drago».
«Avrò anch’io questa attrezzatura nonno? E diventerò un dragologo questa estate?» domanda al massimo dell’eccitazione il piccolo Aemon.
«Certo, mio giovane apprendista dragologo ad honorem! Ma, ora aiutami a sfilare lo zaino attira draghi».
«Cosa c’è dentro?»
«Meglio che tua madre non lo sappia» ammicca divertito il vecchio Caelum.
«Cattureremo un drago questa estate, nonno?»
«Assolutamente no! – I lunghi baffi del nonno schizzano fuori dal casco rivolgendosi all’insù come fossero molle, mentre lui cerca di sbrogliare la barba dal corno del drago strattonandola impacciato. – Assolutamente no, noi ci avvicineremo a un drago solo per studiarlo e disegnarlo. Sono bellissimi, hanno dei colori…»
Elowen, stanca di aspettare, li rimbrotta: «Se avete finito di dire sciocchezze, il pranzo vi aspetta in cucina. Non si deve mai partire a stomaco vuoto».
«Tua madre ha ragione, entriamo piccolo apprendista».
«Nonno devi spegnere la tua ‘auto’!»
«Hai ragione. Sbuffa Pneumatica attenti, riposo!» E l’antica ferraglia obbedisce agli ordini, prima si inarca, poi si affloscia in uno sbuffo di vapore al caramello. A vederla adesso pare una grossa lumaca addormentata.
Le capacità culinarie di mamma Elowen sono famose persino fuori dal villaggio e spesso viene chiamata per feste del raccolto o matrimoni importanti. Nessuno sa resistere alle sue leccornie. Il pranzo oggi inizia con petali di loto croccanti, spalmati con formaggio di mandorle. Continua con dei funghi sospiranti della Foresta degli Spiriti, farciti con una miscela di spinaci, noci e formaggio di soia. E, a seguire, lasagne di Fenice, ovvero sottili strati di pasta ripieni di verdure grigliate e salsa di fuoco eterno. A chiudere in dolcezza le alghe Nori saltate con riso dolce e i biscotti delle fate, leggeri come un soffio di vento e fragili come lo zucchero di stelle cadenti.
Dopo tante delizie il nonno cade in una sorta di felice catalessi e se la dorme sul divano del salotto, Aemon ne approfitta per leggere il libro di dragologia applicata che il nonno teneva nella sua borsa a tracolla mentre la mamma sistema la cucina. Il primo capitolo del libro ha un titolo molto accattivante: “Come studiare le impronte di drago”. Aemon legge che ‘lo strumento più efficace è il bastone del dragomante. Un bastone di acacia dritto e sottile, di poco più lungo del passo del drago di cui hai trovato le impronte. Con questo bastoncino misura la lunghezza della prima impronta mentre l’esatta distanza fra le due impronte indicherà il passo del drago. Noto il passo potrai ottenere le dimensioni della bestia con questa semplice formula: AB x AC …’
A me non sembra molto facile, pensa Aemon e pensa anche che è ora di svegliare il nonno e partire per le vacanze. Elowen sembra avergli letto nel pensiero e si presenta in salotto con lo zaino del figlio e un cesto di dolci nel caso venisse loro fame lungo il viaggio.
E finalmente, dopo le solite raccomandazioni madre-figlio, nuora-suocero, qualche lacrimuccia e mille baci, Sbuffa Pneumatica si ridesta e, fra vapori al caramello e sferragliare di ruote, l’avventura ha inizio.
Comodamente seduto accanto al nonno, Aemon esplode di curiosità: «Dove andiamo quest’anno, nonno?»
«Nelle terre del nord, alla ricerca del drago Azzurro. Ecco, se riesci a prendere il mio diario degli appunti lì dietro di te…ecco, sì, quello lì rilegato in pelle rossa. Bravo, aprilo. – Le pagine sono piene di bellissimi disegni di draghi. – Vedi, quest’anno, ho già raccolto i dati sul Draco Africanus Verde che vive nella savana. È vegetariano sai? È lungo 15 metri e alto 6 o7 metri. Un bestione verde e buono come il pane»,
«Sputa fuoco?»
«Ma neanche per idea! Quella dei draghi che sputano fuoco è una leggenda creata da chi voleva giustificare il loro sterminio. I draghi sono creature buone e intelligenti. Si nascondono dall’uomo per ovvi motivi. Considerato che nel medioevo non c’era cavaliere che non volesse ucciderne uno, per la propria vana gloria, i pochi draghi sopravvissuti si sono ritirati a vivere in luoghi impervi ed isolati.
Guarda quest’altro, ha la pelle simile a un serpente: è il drago Knucker. L’ho trovato in una palude inglese. C’era la luna piena, altrimenti non l’avrei mai visto, ma sotto la luce lunare la sua pelle rosso porpora brillava, sulle acque nere paludose, come fosse coperta di rubini. Non sa volare, nonostante abbia delle bellissime ali; le usa solo per sfiorare le acque delle paludi non si innalza mai nel cielo. Dicono che sia velenoso come un serpente, così mi sono mantenuto a distanza!
Il drago più bello fra tutti quelli che ho avuto l’onore di studiare da vicino, è sicuramente il Lung Orientalis. È questo guarda, la sua pelle è iridescente, va dal blu al verde con squame dorate sulla testa e lungo il ventre. La coda finisce con una bellissima piuma che lui usa come una frusta per difendersi dai nemici. Anche lui non sa più volare. Le sue ali sono troppo piccole per reggerlo in volo, questo perché sono secoli che vive nelle grotte, sulle catene montuose cinesi, e le ali sarebbero solo appendici ingombranti fra le rocce.»
«E invece, cosa ha di speciale questo drago Azzurro che vuoi trovare?»
«Prima di tutto nessuno lo ha mai avvicinato. Su di lui si dicono tante cose. Per esempio, che la sua pelle è di un azzurro così intenso da sembrare trasparente. Oppure che di giorno dorme nei crepacci dei ghiacciai, ma di notte vola libero nel cielo. È uno dei pochi esemplari che può ancora volare ma, ciò che lo rende incomparabile, è che sa parlare».
«Veramente?»
«Sicuro come il fatto che sei mio nipote! Il drago Azzurro sa parlare ed è l’unico fra i suoi simili».
«E in che lingua parla? Cioè, come faremo a capirlo?»
«Ah, no, mio caro, sarà il drago a parlare la nostra lingua, te l’ho sempre detto che i draghi sono molto intelligenti. E il drago Azzurro va pazzo per gli indovinelli. In fondo al mio quaderno troverai dei fogli, vi ho copiato gli indovinelli più complicati al mondo proprio per lui».
E Aemon inizia a leggere, ‘La parte dell’uccello che non è in cielo, può scivolare sull’oceano e restare sempre asciutta, Che cos’è? Ho un peso nella pancia, alberi sulla schiena, chiodi nelle costole e piedi non ho. Cosa sono?’
«Nonno incontreremo molte creature magiche?»
«Magiche e anche non magiche, tutte creature del popolo invisibile. A pochi è dato di vederle ed è un grande onore poterlo fare».
Ben presto con la testa piena di colori, draghi e indovinelli Aemon si addormenta cullato dallo sferragliare di Sbuffa Pneumatica. Il viaggio è ancora lungo.

La voce del nonno che allarmato ordina a Sbuffa Pneumatica di fermarsi subito, lo sveglia. Davanti a loro una distesa di licheni verdi e neve bianca. Hanno raggiunto la tundra del nord.
«Nonno siamo già arrivati?» Chiede il ragazzo sbadigliando e stiracchiando le braccia.
«Shhh, fai silenzio. Queste terre sono abitate dai Ciuffo Ramingo o erba dello smarrimento. Basta che ne tocchiamo uno e perderemo di colpo il senso dell’orientamento. Dobbiamo scendere e avanzare a piedi con molta cautela. Sbuffa ci precederà di quattro passi».
«Ma lei borbotta e sferraglia, ci sentiranno arrivare!»
«No, a motore spento è un semplice gasteropode terrestre. Procederemo molto lentamente, ma nessun Ciuffo Ramingo oserà avvicinarsi alla sua bava, con i loro piedoni nudi vi resterebbero incollati a vita».
«Bava? Allora avevo visto giusto a casa, Sbuffa Pneumatica è una lumaca vera!»
«Per l’esattezza è una Achatina gigante delle Americhe, è molto golosa, si nutre solo di caramello salato. Anni fa l’ho salvata dagli artigli di un corvo reale che le aveva spezzato il guscio con gli artigli, da allora vive con me. L’ho protetta dai predatori con questo bellissimo travestimento…»
«…a metà fra una locomotiva e una carrozza a due posti!» conclude ironico il nipote.
«Un po’ di rispetto figliolo! E ora zitto e cammina».
Il nonno aiuta Aemon a scendere sul tappeto morbido della tundra. Appena il ragazzo ci appoggia i piedi nuvole di insetti luminescenti si alzano in volo attorno alle sue caviglie.
«Nonno, cosa sono?»
«Spiritelli della tundra. Non allontanarli perché potrebbero offendersi e allora pungono! Sono solo molto curiosi. Ignorali e presto si stancheranno di seguirti. Ora cammina esattamente al centro della scia di bava di Sbuffa, mi raccomando non mettere mai un piede fuori dalla bava».
«Come facciamo a sapere se i Ciuffo Ramingo sono vicini?»
«Oh, fra poco li sentirai schiamazzare attorno a noi, schiumando rabbia perché non possono raggiungerci. Comunque, se vedi un ciuffo d’erba spiccare in altezza sul muschio della tundra quello è un Ramingo. Sono di un verde brillante come quello di una raganella e saltellano qua e là proprio come le rane. Mi raccomando non sfiorarli neppure con le mani, se li tocchi ti lanceranno addosso mille piccoli aghi soporiferi e nel sonno perderai tutti i tuoi ricordi!»
Avanzano adagio, affondando nella bava di Sbuffa. È una striscia collosa, giallastra come il caramello. Non è facile mettere un piede dopo l’altro, le scarpe si incollano. Dopo un tempo infinito, fra gli schiamazzi dei Ciuffo Ramingo delusi di non averli fermati, superano la tundra ed entrano in un bosco di Salici piangenti. Possono finalmente risalire in groppa a Sbuffa Pneumatica. Aemon però si accorge che la suola dei suoi scarponcini si è dimezzata. Ogni volta che faceva un passo sulla bava collosa un po’ della sua suola ci rimaneva attaccata e così ora sono rovinati.
«Dobbiamo trovare un Leprecauno» commenta serio il nonno fissando gli scarponi del nipote.
«Cos’è un Leprecauno?»
«Chi è un Leprecauno, vorrai dire. Sono i diligenti ed instancabili artigiani del mondo invisibile, abilissimi ciabattini».
«E come lo troviamo?»
«Oh, ci troverà lui. Un Leprecauno sa sempre se qualcuno ha bisogno di lui. Si farà vivo, puoi star tranquillo. Hanno lunghe orecchie e possono sentire la tua richiesta di aiuto anche da molto lontano! Andiamo, su che Sbuffa è nervosa».
«Perché cosa ha sentito?»
«Puzza di bruciato…la senti anche tu? Qualcuno ha fretta di raggiungerci e sta bruciando la tundra per procedere veloce».
«Ma è un atto crudele!»
«Lo so bene, ma chi ci insegue non si fa scrupoli».
«Chi ci sta inseguendo?»
«Dorian, non ho alcun dubbio. È un malefico dragologo che vuole portarmi via il titolo di maggior esperto di draghi del mondo. Se dovesse avvistare lui per primo il drago Azzurro si prenderà il mio titolo di Direttore presso THE SECRET SCHOOL OF DRAGOLOGO e sarebbe la fine dei draghi di tutto il mondo. Lui li vuole catturare per esporli in quello che chiama il suo DRAGONIA PARK, una specie di parco divertimenti. Sarebbe la condanna a morte per gli esseri magici più nobili ed antichi del mondo!»
«Non possiamo permetterlo, nonno!»
«No certo che no. Presto apri il mio quaderno di viaggio, troverai una mappa. Dovrai farmi da navigatore. Lì ho segnato tutti gli avvistamenti dei draghi Azzurro segnalati dai colleghi di tutto il mondo. Cento anni di avvistamenti, dovremmo avere materiale sufficiente per seguire la rotta migratoria di questi draghi. Ora con l’estate migrano al nord, quindi, dovrebbero aver lasciato le Isole Kergueden più o meno a dicembre e, se i miei calcoli sono giusti, adesso dovrebbero aver già superato la Russia e trovarsi ai piedi del monte Gunnbjorn. Se siamo fortunati e se Sbuffa regge, dovremmo arrivare qualche giorno prima del loro arrivo. Così avremo tempo per organizzare il campo di avvistamento».
«Ok, ma come faremo a sapere esattamente dove si fermerà un drago Azzurro, voglio dire dove costruiremo il nostro campo di avvistamento?»
«Facile, figliolo. I draghi tornano sempre nei loro vecchi nidi, che sia un crepaccio, una grotta o un buco in una palude. Non sputano fuoco, ma puzzano maledettamente di zolfo. Quando saremo vicini ad una tana di drago ce ne accorgeremo! Ora, avanti Sbuffa, a tutta velocità! Rifugiamoci nel folto di questo bosco, prima che Dorian ci veda, e troviamo un posto sicuro dove passare la notte. Forza amica mia mettici in salvo».

Sotto il manto scuro del cielo, i Salici piangenti si piegano dolcemente verso il basso, come a voler nascondere i loro ospiti. Le loro foglie argentate cullano il vento, e ogni fruscio sembra un sussurro di fate. L’aria è densa di profumi: muschi, legni e petali di fiori notturni. Le luci dei vari spiritelli che abitano nel bosco danzano tra le foglie, come piccole stelle cadute sulla terra. Nonno Caelum indica al nipote le Corium Ala, i Petasus Floridus, una coppia di nobili Gryllus Barbatus e uno sciame di Puellae Dumetae. Aemon guarda affascinato lo spettacolo di questi esseri magici che si muovono attorno a loro. Hanno deciso di accamparsi sotto un salice curvo, in un cerchio di pietre che segna un luogo sacro per le Fate. Qui saranno al sicuro. Le fate li renderanno invisibili agli occhi di Dorian, se mai lui dovesse raggiungerli. E mentre il vento canta tra i salici e le stelle sorridono dall’alto, Aemon si sente parte di qualcosa di magico, il confine fra realtà e sogno si dissolve e il ragazzo scivola in un sonno ristoratore.
La mattina dopo il nonno lo sveglia arruffandogli i capelli: «Sveglia ragazzo, guarda quanti doni abbiamo ricevuto».
Aemon fissa incantato, bacche, frutti e una brocca di fresca rugiada. Ci sono anche i suoi scarponcini riparati alla perfezione, sembrano nuovi e il ragazzo se li stringe al petto gridando: «Grazie signor Leprecauno, grazie a tutti voi esseri magici! Sono stati molto gentili, vero nonno?»
«Le creature del mondo invisibile sono gentili con chi li rispetta».
«Ma i Ciuffo Ramingo sono dispettosi!»
«Certo, ma è nella loro natura fare dispetti. Sono fatti così, vogliono trattenere i viaggiatori per avere compagnia, non sono cattivi. Non puoi dire che un lupo sia cattivo perché caccia per mangiare, è la sua natura! Su ora, bando alle ciance! Gustiamo questi deliziosi frutti e ripartiamo subito. Non vorrei proprio affrontare Dorian, meglio lasciarselo alle spalle e correre più veloce di lui».
Sbuffa Pneumatica mastica un pezzo di caramello salato ed è subito pronta per ripartire.
Escono dal bosco di Salici che il sole è già alto. Dopo aver seguito un ampio sentiero, superato dolci colline all’apparenza disabitate, raggiungono un ampio lago dalle acque cristalline che riflette lo spettacolo dei monti proprio oltre le sue rive.

«E adesso, nonno?»
«Dobbiamo attraversare il lago per raggiungere il ghiacciaio di monte Picco, il più alto di tutti. Li vive il drago Azzurro».
«Sembra molto lontano questo monte Picco».
«Sì, figliolo abbiamo molta strada da fare e se le Ondine non ci aiuteranno ad attraversare il lago dovremo girarci attorno e la strada sarà ancora più lunga. Dorian potrebbe batterci sul tempo».
Le Ondine sono, come sempre, felici di avere nuovi amici con cui parlare e sembrano apprezzare molto le stampe di pesci equatoriali che il nonno gli offre. Sono creature molto socievoli e delicate dai lunghi capelli verdi e occhi molto grandi dotati di una terza palpebra trasparente che protegge i loro occhi quando stanno sott’acqua. Al contrario delle sirene hanno le gambe, ma i loro lunghi piedi palmati a quattro dita non sono adatti alla vita terrestre.
Purtroppo, Sbuffa Pneumatica non può seguirli, i pezzi metallici, che la proteggono da chi vorrebbe mangiarsela, in acqua la trascinerebbe sul fondo del lago. Nonno Caelum scarica l’attrezzatura che ritiene essenziale, ma deve abbandonare sulla riva parte del materiale.
«Nonno, Sbuffa se la caverà senza di noi?»
«Certamente figliolo. Le Ondine la ospiteranno nel fitto canneto, che protegge il loro lago dolce, e lì, nella giusta umidità, la nostra amica riposerà e ritroverà le forze per riportarci a casa. Spero solo che non finisca tutto il caramello che gli ho lasciato in un giorno!»
«Nonno, prima di vivere con te, dove trovava il caramello? La mamma lo prepara in cucina con lo zucchero e un pizzico di sale, ma in natura…non ho mai saputo che il caramello crescesse nei prati».
«Ho incontrato la nostra amica nelle foreste del nord ai piedi delle montagne. Sbuffa e le sue sorelle vivono là da sempre, in armonia con i Nani delle cave del nord della famiglia dei Brevihominidae. Sono loro a cucinare il caramello salato e, in cambio, le lumache li ringraziano producendo la bava, un ottimo balsamo per barba e i capelli, che i nani tengono molto lunghi. Nonostante si pensi che siano degli sporcaccioni, solo perché vivono in gallerie sotterranee, ti posso assicurare che sono molto attenti alla loro igiene personale e danno molta importanza alla cura del loro aspetto. La barba lunga è simbolo di grande saggezza e ogni anno organizzano un torneo in cui si sfidano fra loro a chi ha la barba più lunga. È una grande festa con banchetti, musica e danze. Chi vince diventa il capo villaggio fino all’anno seguente».
«Nonno, ma tu le sai tutte!»
«Ah, non si finisce mai di imparare! È la curiosità che muove il mondo, ricordatelo sempre figliolo. Adesso vediamo che ore sono…uh sì è ora di partire. Vediamo se le Ondine sono pronte».
Le Ondine hanno costruito per loro una canoa di giunchi, ma le Sirene del lago impediscono loro di muoversi.
«Cosa vogliono nonno?»
«Shhh, silenzio ragazzo. Bisogna saperle ascoltare…vedi quelle bolle d’aria che emergono dalla superficie del lago? Portano con sé messaggi segreti. Ogni bollicina è un simbolo, un frammento di parola…ecco…sì, ho capito, vogliono un dono anche loro…ma cosa possiamo offrirgli?»
«I dolcetti di alga Nori che ci ha dato la mamma per il viaggio! Ne abbiamo un cesto pieno!»
Le Sirene apprezzano molto i dolcetti di mamma Elowin e così nonno e nipote possono attraversare il lago su una canoa di giunchi spinti dalle Ondine, ma non hanno ancora messo piede sull’altra sponda, che sentono tuonare minacciosa la voce di Dorian: «Torna indietro, maledetto Caelum, o brucerò le sponde di questo lago e tutti i suoi esseri. Prosciugherò le sue acque e spargerò sale sulle creature dell’acqua! Mi hai capito? Io ti…»
Le sue parole si perdono fra le urla di battaglia dei Basilischi venuti dal cielo in soccorso al popolo degli invisibili. Si racconta che chiunque incroci lo sguardo con un Basilisco si trasformi in pietra, e sulla riva del lago già molti nel seguito di Dorian si stavano pietrificando. Caelum non riesce a vedere se fra loro c’è anche Dorian, ma in cuor suo sa che quel malvagio saprà come cavarsela. Meglio iniziare subito il cammino verso il ghiacciaio del monte Picco, piuttosto che stare a guardare l’esito della battaglia, ma Aemon non può non girarsi indietro a scrutare preoccupato quel tumulto di polvere e fuoco.
«Nonno, chi è un Basilisco?»
«Sono fra i più potenti e agguerriti protettori del popolo invisibile. Di loro si sa solo che sono nati da diecimila uova di gallo di sette anni, deposte in una notte di luna piena e covate per nove anni da un rospo. Nessuno sa dove vivono, ma compaiono all’improvviso quando le terre del popolo invisibile sono minacciate. Qualcuno dice che emergono dalla terra, altri che planano dal cielo; io so per certo che finché ci sarà in vita un solo Basilisco questo sarà sempre dalla parte dei più deboli contro il male. Ora basta parlare, risparmiamo il fiato per il cammino. La vetta del ghiacciaio è molto lontana».

Per il giovane Aemon non è facile inerpicarsi superando rocce e radici di giganteschi alberi che, oltretutto, lo intimoriscono non poco, poiché sembrano avere lunghe braccia, grandi occhi e persino una bocca! Caelum non sembra preoccuparsene, anzi Aemon si accorge che il nonno spesso sosta a mormorare qualcosa a questi alberi, li saluta, li accarezza.
«Nonno che fai?»
«Saluto gli Alberi Fatati. Sai loro abitano questo mondo da molto molto prima che arrivassero gli uomini. Sono i protettori della natura, mantengono la pace fra tutti gli abitanti. Chiunque abbia da risolvere un litigio o una controversia si rivolge a loro e otterrà risposta. Gli Alberi Fatati offrono frutti e fiori a chi li rispetta ma, se non lo fai, se incidi i loro tronchi per scriverci frasi sciocche o calpesti le loro radici, beh sanno essere molto vendicativi! Si dice anche che una goccia della loro linfa guarisca da tutti i mali, però devono essere loro a offrirtela, non puoi rubarla. Chiedi e ti sarà dato, sono creature molto gentili. Vedi, i più vecchi hanno i rami adornati di gemme e ciondoli, sono doni del popolo invisibile per ringraziarli della loro preziosa presenza».
«Allora, anche noi dovremmo lasciare un dono!»
«E cosa vorresti lasciare?»
«La mia bussola, può essergli utile se mai volessero fare un viaggio».
Caelum ride di cuore dell’ingenuità del nipote: «Non credo che capiterà mai ad un albero, se pur fatato, di fare un viaggio, ma non si sa mai figliolo. È proprio un bel regalo. Vieni qui, Sali sulle mie spalle e appendilo al ramo più alto. Ecco così, perfetto».
L’Albero Fatato li ringrazia facendo tintinnare tutti gli altri doni appesi ai suoi rami e nonno e nipote proseguono il loro cammino.
Escono dal bosco fatato che è quasi sera. Ormai sono ai piedi del ghiacciaio, ma sarebbe inutile proseguire, fra poco farà buio. Decidono di accamparsi vicino ad un ruscello. Nonno Caelum apre il suo zaino e ne estrae due cubi di stoffa poco più grandi di una noce, se mai esistesse una noce a forma di cubo. Li lancia per aria e questi si gonfiano diventando soffici come nuvole e come tali se ne volerebbero via se il nonno non li trattenesse subito con delle funi ad una roccia. «Forza nipote facciamoci un bel sonno, che domani ci aspetta una bella arrampicata!»
Aemon non se lo fa ripetere due volte, stanco com’è in un batter di ciglia si addormenta.
Il mattino dopo il giovane viene svegliato da una gelida folata di vento. Si stiracchia, apre gli occhi e caccia un urlo di spavento tale che Caelum si sveglia di soprassalto. Qualcuno nella notte ha tagliato le funi che ancoravano i loro giacigli a terra ed ora stanno volando senza controllo e chissà in quale direzione! Sono molto in alto, troppo per saltar giù, ma riescono ancora a vedere il malvagio Dorian gridare contro di loro.
Caelum grida al nipote di saltare sul suo cubo pallone: «Presto salta, non posso controllarne due!»
Aemon si fa coraggio e salta, ma non ha calcolato il vento e per poco cade di sotto. Per fortuna il nonno riesce a trattenerlo per i lacci dello zaino e lo tira in salvo.
«Tua madre deve smettere di cucinarti dolcetti!»
«Cosa ci stava gridando contro Dorian? Ho capito solo la parola occhio…»
«Hai visto cosa aveva in mano? È un occhio di drago che lui ha incastonato creando una specie di lente di ingrandimento. Gli permette di vedere i draghi a grande distanza, ma a me pareva rotto. Forse lo ha usato nella battaglia contro i Basilischi per riflettergli contro la loro immagine e salvarsi, ma deve averlo rotto e… mi darà la colpa anche di questo…ma non preoccupiamoci di lui ora. Dobbiamo trovare il modo di controllare il volo di questo stupido pallone o presto ci troveremo in capo al mondo!»
«Temo proprio che invece precipiteremo nonno, guarda stiamo andando a sbattere contro la montagna!» Il grido di Aemon si perde nel vento e nella rovinosa inesorabile caduta.
«Aggrappati alle corde e lasciati cadere di sotto, – gli ordina il nonno, – non temere, useremo il cubo pallone come fosse un paracadute, dammi retta, funzionerà!»
Saldamente legati alle corde nonno e nipote riescono in qualche modo a controllare il cubo pallone e atterrano su uno sperone di roccia. Non è proprio un atterraggio morbido, ma se la cavano solo con qualche graffio e una gran culata sulla roccia. Peccato che sotto lo sperone su cui ora siedono doloranti ci sia solo uno strapiombo, mentre, sopra di loro, c’è una ripida parete a piombo. Non sembrano avere vie di fuga.
Aemon ha qualcosa infilato fra i capelli, Caelum lo vede subito è una squama azzurra, talmente azzurra da essere quasi trasparente. E finalmente lo vede, alle spalle del nipote, quello che sembrava un grande cespuglio secco, è invece un grosso nido di drago.
«Siamo nel territorio dei draghi Azzurro. Non muoverti figliolo, sei seduto proprio sotto un grande nido»
«Avevi detto che i nidi puzzano di zolfo!» Aemon grida con voce terrorizzata.
«Sì, l’ho detto, ma potrei essermi sbagliato! Questo sembra abbandonato, ma non si può mai dire, il suo padrone potrebbe tornare da un momento all’altro. Ora, molto lentamente, vieni vicino a me, non fare movimenti bruschi. Ecco, così, bravo! Sei veramente coraggioso, sai? Ne avremo di cose da raccontare alla tua mamma!»
«Se ce la caveremo!»
«Abbi fiducia nipote!»
«Come no? Siamo bloccati su un nudo sperone di roccia, ai piedi di un enorme nido di drago, ma. non uno qualsiasi, no, un drago Azzurro! Che nessuno ha mai incontrato. Potrebbe mangiarci o buttarci di sotto, per quello che ne sappiamo!»
«O potrei prima chiedervi chi siete e cosa ci fate sul mio sperone?»
Dal nido, che sembrava abbandonato, emerge una grossa testa di drago Azzurro di un azzurro così chiaro da sembrare trasparente. Tutto attorno a loro si fa azzurro, le rocce, il nido il nonno, tutto azzurro. Aemon resta lì pietrificato con la bocca aperta dallo stupore.
«Ragazzo chiudi la bocca, che ti entrano i moscerini! Allora cosa devo farmene di voi?» Mentre parla il drago esce dal nido in tutta la sua grandezza, tanto che Aemon si chiede come facesse a starci dentro.
«Sono Caelum, un dragologo, e questo è mio nipote Aemon e non vogliamo farti del male».
Il drago, a queste parole, ride di gusto e nel farlo sbuffa nuvole azzurre dalle narici: «Ma ti sei guardato? Sei più piccolo di una mia unghia! Come potresti farmi del male? E dimmi, cosa diamine è un dragologo?»
«Esatto, sì, siamo piccoli, hai ragione, – balbetta nervoso Caelum, ma facendosi coraggio continua, – sono uno studioso di draghi. Li studio, li disegno…» Non sa più come continuare.
«E perché lo fai?»
«È il mio lavoro» risponde il nonno, ma al drago questa risposta non sembra piacere e con aria minacciosa solletica con un’unghia il mento del povero Caelum che non si è mai trovato così vicino ad un drago!
«È curioso! – Interviene Aemon, – mio nonno è un uomo molto curioso! Gli piacciono gli indovinelli!»
Il drago si concentra su quel giovane uomo e toglie l’unghia da sotto il mento di Caelum che rilassandosi alza gli occhi al cielo e, pallido come uno straccio, scivola a terra svenuto.
Aemon tenta il tutto per tutto: «Anche a te piacciono gli indovinelli vero, signor drago?»
«Signor drago? Ahahah, mi piaci ragazzino! Ahahah, – ride il drago, – ahahah!»
Aemon non si perde di coraggio e preso il quaderno degli appunti dallo zaino del nonno, ne sfila i fogli degli indovinelli: «Guarda, ti abbiamo portato in dono gli indovinelli più difficili del nostro mondo. Vuoi che te li legga?»
Il drago per qualche secondo tace e lo fissa con un occhio solo, non sembra minaccioso e Aemon un po’ si rilassa.
«Piccoletto, facciamo così…ora ci sfidiamo ad una gara di indovinelli e se vinci, vi lascerò vivere anzi, vi riporterò in volo ai piedi delle montagne. Ci stai? Inizio io: la mia vita è piuttosto breve, quello che produco mi divora. Sottile sono veloce, grossa sono lenta e il vento molto mi spaventa. Chi sono?»
«Aspetta, e se perdiamo?» Il ghigno ironico del drago rende bene la sua idea di penitenza.
Aemon si concentra, pensa e ripensa e poi butta lì la risposta: «La candela!»
Il drago sorpreso perde il ghigno dalla faccia e deluso concede ad Aemon il secondo giro: «Tocca a te, ragazzino».
«La parte di un drago che non è in cielo, può scivolare sull’oceano e restare sempre asciutta, Che cos’è?»
«Facile! – Sbotta sicuro il drago, – la sua ombra. Tocca ame ora. Quando io sono in piedi loro sono sdraiati, quando invece sono sdraiato loro sono in piedi. Chi sono?»
«I piedi! Risolvi questo se sei capace: Ho un peso nella pancia, ho alberi sulla schiena, molti chiodi nelle costole e non ho piedi. Cosa sono?»
«Una nave! Tutti lo sanno rompere, ma nessuno lo sa ricomporre, cos’è?»
«L’uovo! Tocca ancora a me…»
Questo botta e risposta va avanti per ore e Aemon è preoccupato perché ha quasi esaurito gli indovinelli scritti dal nonno e poi è stanco, il drago gli propone indovinelli sempre più difficili. Il ragazzo inizia a sudare freddo e guarda preoccupato il nonno che è ancora svenuto.
Il drago ha indovinato anche l’ultima risposta e Aemon ha finito gli indovinelli, si guarda intorno in cerca di un’ispirazione, ma non sa proprio cosa dire.
È finita ormai, il drago li butterà giù dalla roccia o, peggio, li mangerà…ma, mai disperare! Il nonno finalmente si sveglia e pone l’ultimo quesito al drago: «Un bivio porta a due paesi diversi: in uno tutti gli abitanti dicono sempre la verità, nell’altro ci vivono solo persone che mentono. Un uomo vuole sapere qual è il paese della verità e, incrociando un ragazzo che sta venendo da uno dei due paesi, glielo chiede. Che domanda gli fa per sapere con certezza qual è il paese della verità?»
Il drago ci pensa, ci ripensa e ci pensa ancora. Inizia a girare su sé stesso a disagio, sbuffa e batte i piedi per terra, ma non trova la risposta.
«Abbiano vinto!» Grida Aemon abbracciando il nonno pieno di felicità.
«E cosa abbiamo vinto?» Chiede il nonno frastornato.
«Il drago non ci mangerà, anzi, ci porterà in volo fino ai piedi delle montagne!»
«Benone, ma prima, gentile drago, potrei avere il tuo permesso di disegnarti sul mio quaderno? Per i miei studenti alla scuola di dragologia…sempre che non ti dispiaccia…»
Il drago Azzurro sembra felice di accettare e, comunque, nessuno gli ha mai fatto un ritratto, quindi, è molto curioso di vederne il risultato. Mentre il nonno disegna, Aemon finalmente può rilassarsi e, fissando ammirato il drago, scivola in un sonno profondo e sogna di essere diventato un Dragologo ad Honorem!

«Aemon, Aemon su svegliati pigrone, – il ragazzo apre gli occhi, ma questa è la voce della mamma! – Alzati che fra poco arriverà il nonno per portarti in vacanza in montagna, sul monte Picco. Ricordi? È da sempre il suo ghiacciaio preferito, chissà perché. Sbrigati, che devi fare ancora colazione, non si deve mai partire a stomaco vuoto!»

E se qualcuno si chiedesse che fine abbia fatto Dorian, beh… c’è chi dice che l’ultimo dei Basilisco, in un epico inseguimento, lo abbia pietrificato ai piedi del monte Picco, ma fra il popolo invisibile si mormora invece che sia stato mangiato da un drago Azzurro.

Purtroppo, pare che il famoso professore sia stato rinchiuso in un manicomio quando, dopo un viaggio all’estero, iniziò a farneticare di draghi, ondine e ciabattini del popolo invisibile. Peccato però un così bravo archeologo!

di Graziella Porta